Il Club

 

Titolo originale: El club
Paese di produzione: Cile
Anno: 2015
Regia: Pablo Larraín
Soggetto:
Sceneggiatura: Guillermo Calderón, Daniel Villalobos, Pablo Larraín
Interpreti principali:

Una drammatica esplorazione dell’abuso

“Il Club” è uno di quei film che certamente non può lasciare indifferente lo spettatore. Spesso, per cogliere la prima ed immediata reazione del pubblico dopo la visione di un film, è interessante ascoltare i primi commenti all’uscita dalla sala o al termine della proiezione. In questo caso, sarebbe un’operazione piuttosto difficile, poiché sarà palpabile soltanto la silenziosa (e proprio per questo eloquente) inquietudine impressa sui volti dello spettatore, sottoposto a poco più di 90 minuti di tensione emotiva, senza alcuna pausa, nonostante il (solo apparente) lento svolgersi della trama.

I protagonisti sono quattro religiosi che, nell’esercizio della loro funzione, si sono resi protagonisti di diversi generi di peccati, finendo così “costretti” in una casa di ritiro nei pressi del mare, in un luogo remoto del Cile (simbolo forse di una di quelle “periferie dell’umanità” così spesso richiamate dal Pontefice “venuto quasi dalla fine del mondo”?), sospesi in una sorta di limbo tra libertà e reclusione, tra vita e morte, tra peccato e redenzione.
L’apparente quiete della casa, costruita su un complesso equilibrio tra i quattro religiosi e la suora che li accudisce (anch’ella con una storia difficile alle spalle) viene turbato dall’arrivo di un quinto sacerdote che, seguito ed insultato  da un uomo vittima di abusi sessuali nella sua infanzia, immediatamente si toglie la vita con una pistola che gli stessi inquilini della casa gli hanno fornito per mettere paura  a costui. Di fronte all’improvviso dramma, viene inviato un giovane e rigoroso prelato presso la comunità, con l’incarico di approfondire l’accaduto e decidere delle sorti della casa di ritiro e dei suoi tormentati abitanti. Ecco quindi che si affaccia sulla scena lo spettro della pedofilia, l’ignobile macchia che sta agitando la vita della Chiesa e che il giovane (ma già pluridecorato) regista del film, il quarantenne cileno Pedro Larraìn, affronta con sapienza, in modo non banale, senza cadere in una banale opera di denuncia sociale, ma scavando con la cinepresa nei gesti, negli sguardi, nei tormentati silenzi delle persone che, dal lato della vittima o del carnefice, hanno affrontato il demone del peccato, uscendone tutti sconfitti.

Un film che esplora senza giudicare, che costringe lo spettatore al brutale contatto diretto con la realtà dell’abuso, con le indelebili conseguenze che impone ai suoi protagonisti, con la follia che lascia in eredità a chi ha vissuto le pagine più squallide di una fede tradita.
Con un finale che lascia interdetti: la casa di ritiro non sarà chiusa, ma la vittima del peccato sarà il nuovo inquilino, al posto dell’autore dello stesso peccato. Come interpretare questa scelta, da parte di chi dovrebbe rappresentare la posizione della Chiesa ufficiale? Un ancora più tremenda punizione (la convivenza forzata con chi porta su di sé i segni del peccato di tutti gli uomini di Chiesa) o l’ennesima ricerca del compromesso, della soluzione di comodo diretta a “confinare” fuori degli sguardi dell’opinione pubblica il volto meno nobile della Chiesa? Forse il regista non ha la pretesa di dare risposta a questa drammatica domanda, ma l’immagine finale del film (il religioso gesuita che avrebbe dovuto “purificare” il luogo di peccato e che, a bordo della sua utilitaria – quante analogie –  abbandona la casa di ritiro lasciandovi all’interno vittima e carnefici) lascia allo stesso tempo sorpresi e sgomenti.
Emanuele Montemarano

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...