Paterson

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Titolo originale: Paterson
Paese di produzione: USA
Anno: 2016
Regia: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Interpreti principali: Adam Driver, Golshifteh Farahani, Barry Shabaka Henley

La poeticità dell’ordinario

“Poesia poesia sembra che non ci sia” è il verso iniziale di una celeberrima canzone di Riccardo Cocciante che esprime bene il senso di Paterson, un film bello, poetico, d’autore. Paterson coniuga insieme l’immagine e la parola, racconta con la videocamera il susseguirsi della quotidianità del tutto ordinaria, priva di folgoranti avvenimenti, nella quale scoprire il senso nascosto delle cose che soltanto la poesia è in grado di restituire. Una confezione di fiammiferi blu Ohio con la scritta a forma di “megafono” diventa metafora dell’amore che brucia, dello scambio di fuoco tra chi arde e chi è arso nel reciproco alternarsi del dare e del ricevere, oppure l’incessante scorrere delle lancette dischiude la dimensione del tempo che rompe la scatola tridimensionale dell’infanzia per lasciar emergere una più articolata concezione della vita e dell’amore. Paterson: è uno sguardo sulla semplicità dell’esistenza e sulla forza delle parole combinate nel verso sciolto, libero, indefinito, ma rivelatore della potenza espressiva e significante del linguaggio poetico; è un omaggio a William Carlos Williams che diede il titolo di “Paterson” alla sua più famosa raccolta di poesie; è un invito a scoprire la pienezza negli oggetti dei quali è intessuto il mondo che abitiamo. Paterson, però, è anche un’opera di puro cinema, ricca di citazioni, una su tutte la scena nella quale il protagonista Paterson, che vive a Paterson in New Jersey, affida i pensieri alle bollicine della birra, una sequenza che rievoca altre riflessioni esistenziali: quelle ritrovate in analoghe bollicine di birra riversa sul bancone da James Mason nel film Fuggiasco di Carol Reed, oppure il monologo che accompagna il primissimo piano del caffè in Due o tre cose che so di lei di Jean-Luc Godard: « e le parole uniscono per quello che esprimono e separano per quello che omettono. C’è un grande abisso che separa la mia certezza soggettiva dalla verità oggettiva degli altri», infine il dramma psicologico perso nelle bollicine dell’aspirina in “Taxi Driver” di Martin Scorsese. Paterson sembra voler lanciare un messaggio nel mondo luccicante e frastornato della permanente connessione virtuale, è metafora per esprimere la profondità della vita quando ci si immerge nell’indefinibile pregnanza di significato della quale è portatrice il ripetitivo susseguirsi dei giorni: una pagina bianca in attesa di essere riempita di poesie.
Graziano Perillo

 

 

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