Mustang

mustang

Titolo originale: Mustang
Paese di produzione: Turchia, Francia, Germania, Quatar
Anno: 2015
Regia: Deniz Gamze Ergüven
Sceneggiatura: Deniz Gamze Ergüven
Musiche: Warren Ellis
Interpreti principali: Günes Sensoy, Doğa Doğuşlu, Elit İşcan, Tuğba Sungurğlu, İlayd Akodoğan, Nihal Koldaş, Ayberk Pekcan, Erol Afşin

FOLGORANTE RIVELAZIONE DI UN’ASSURDA REALTÀ

Mustang è un film drammatico, opera prima della regista Deniz Gamze Ergüven che racconta la storia di cinque giovani sorelle … 

La sceneggiatura
Lale, Nur, Ece, Selma, Sonay sono bellissime e sono sorelle. Dopo la perdita dei genitori vivono con la nonna e lo zio Erol in un paesino della Turchia. Sono molto unite e cercano di vivere la loro adolescenza e infanzia come farebbero tutte le ragazze della loro età, nel modo più spensierato possibile. L’asfissiante presenza di una tradizione che va rispettata, di una retrograda visione della realtà, le obbliga a rimanere in casa per non incorrere in situazioni equivoche che potrebbero infangare il nome della loro famiglia, impedendo così loro quel matrimonio che appare sempre più come obbligo e sempre meno come scelta.

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A rischio i diritti delle donne turche
Nel 2014 il presidente turco  Erdogan ha detto che la parità di genere è “contro la natura umana.” Dal momento dell’ascesa al potere del suo partito,  nel 2002, le cose sono  cambiate. Fino a quel momento, infatti, la Turchia era proiettata verso l’apertura alla modernità pur mantenendo le tradizioni; invece, negli ultimi anni, molte battaglie vinte e diritti acquisiti sono stati rimessi in discussione: come ad esempio l’aborto, l’abbigliamento per le donne e il consumo di alcool.
Nel 2014 200 sono state le donne assassinate dai loro mariti. La violenza domestica è la principale causa di divorzio. Questa situazione è preoccupante e al tempo stesso sorprendente se si pensa che la Turchia ha esteso il diritto di voto alle donne nel 1934, cosa che la Svizzera, ad esempio, ha fatto solo nel 1971.
Anche se assistiamo in questi ultimi anni a una rinascita dell’Islam, non possiamo collegare le vicende narrate nel film direttamente e solo a questo fenomeno. A tal proposito, fa riflettere il fatto che Istanbul, la più grande città della Turchia, appare agli abitanti dei paesi come una terra di libertà, confermando una grande differenza nei comportamenti tra gli abitanti delle città e quelli della campagna.
La scelta del villaggio sperduto di Inébolu a 600km a nord di Istanbul, sulla costa del Mar Nero, non è casuale: contribuisce a creare nel film quell’atmosfera di oppressione che deve essere avvertita dallo spettatore.
Dice la giovane regista: “Sì, la sensazione di trovarsi in capo al mondo è resa più forte dal contesto, nessun film è mai stato girato da quelle parti. Nei villaggi più remoti, le notizie arrivano solo attraverso i canali ufficiali. La gente ha un rapporto intimo, quasi familiare, con il potere che letteralmente le suggerisce all’orecchio cosa fare, attraverso i media. E’ raro che da qualche parte manchi una televisione accesa che trasmette i discorsi dei potenti del paese”.
E’ la stessa regista a raccontare le motivazioni che l’hanno spinta a girare il film: “Ogni volta che torno là, avverto una specie di senso di costrizione che mi sorprende. Tutto ciò che riguarda la femminilità è costantemente ricondotto alla sessualità. E’ come se qualsiasi gesto compiuto da una donna, o anche da una ragazzina, contenesse una carica sessuale. Pensiamo per esempio a questa storia dei direttori di alcune scuole che hanno deciso di vietare alle ragazze e ai ragazzi di salire in classe usando le stesse scale,arrivando al punto di far costruire delle scale separate…”

La scelta del titolo
Il “Mustang” è un cavallo selvaggio dalla lunga criniera. Le sue caratteristiche sono la resistenza, la grazia, la velocità e l’indipendenza doti tutte appartenenti anche alle giovani protagoniste.
La scelta di questo titolo è quindi chiaramente una metafora per la passione e la voglia di libertà che accomuna le cinque sorelle e che sarà motivo della loro punizione.

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Il cast
La produzione aveva diffuso a tappeto un annuncio e visto centinaia di adolescenti in Turchia, ma anche in Francia. Visto il tema “scabroso” del film, era importante che fossero loro a proporsi.
Elit İşcan (Ece) era la sola che avesse avuto esperienze da attrice,da bambina era stata protagonista di due lungometraggi e la regista ha scritto il film pensando a lei con la paura, però, che crescesse troppo in fretta per poter interpretare il suo personaggio.
Tuğba Sunguroğlu (Selma) è stata notata in aereo,dalla regista durante un volo Istanbul-Parigi mentre stava ancora lavorando alla sceneggiatura ed è stata scelta oltre che per il  suo aspetto da “mustang”, per la sua incredibile forza di carattere…  racconta la regista :“è passata più volte davanti a me e ho finito con l’acchiapparla e parlare con la sua famiglia”.  Le altre tre si sono presentate spontaneamente ai provini. E si è trattato di tre colpi di fulmine, come raramente accade.
Per la regista era importante riuscire a comporre un cast che funzionasse come gruppo, non cinque singole ragazze.  Bisognava che il rapporto tra le sorelle risultasse organico, che le ragazze si somigliassero, potessero corrispondersi, completarsi,comprendersi.
Il problema della riluttanza a girare alcune scene è stato superato con difficoltà .Per  esempio per i genitori della piu’ piccola (Lale) la sceneggiatura prevedeva una lunga lista di tutto ciò che la figlia avrebbe dovuto fare o affrontare : “sarà ripresa in costume da bagno, in reggiseno…ecc.”

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Un’opera vera e mai banale.
Il film è un’opera vera sul grave problema sociale dei matrimoni combinati e del ruolo sottomesso della donna; la pellicola mostra, infatti, il pesante disagio che lega e mina il libero arbitrio di chi spesso non può difendersi e che spesso non tiene conto della giovane età di queste spose, per la maggior parte bambine. Lo stile con cui la regista Erguven racconta è quasi distaccato, vero e incredibilmente semplice, ma mai banale.
L’opera possiede la sua incontenibile forza nel suo modo di raccontare la tragicità con risvolti a tratti divertenti.
E’, insomma, narrazione pura di uno spaccato di vita negata che opprime molte giovani donne, non soltanto turche, dei nostri tempi.

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La musica
Per la musica la regista si è rivolta a Warren Ellis, compositore e polistrumentista australiano e al gruppo dei Baba Zula.
La musica di  Ellis ha una palese forza narrativa tra le  scenografie del film sottolineata dall’uso del violino, del flauto e della musica elettronica.
Quella per «Mustang» è la prima colonna sonora originale che Ellis ha composto da solo.
Baba Zula è un gruppo pop nato a Istanbul nel 1996. Spesso definito come «i fornitori di musica alternativa più amati in Turchia», i Baba Zula hanno dato vita a sonorità psichedeliche uniche, combinando gli strumenti della tradizione musicale turca con l’elettronica, il reggae. Il cuore della loro musica è il saz, uno strumento a corde turco, che produce un suono acuto e limpido.

Lino Di Cicco

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