Café Society

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Titolo originale: Café Society
Paese di produzione:Stati Uniti d’America
Anno: 2016
Regia: Woody Allen
Soggetto: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Interpreti principali: Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve Carell, Blake Lively

Gli occhi chiusi e il passato diviene presente!

Woody Allen non sorprende, perché i suoi film riescono a piacere analogamente ai quadri di un grande artista i quali trasmettono un’emozione anche quando non appartengono a quelli particolarmente riusciti. Avviene così a Woody Allen, come ai grandi artisti, di offrire a volte qualcosa di inatteso pur senza discostarsi molto dalla solita concezione più volte rappresentata. Café society è, per alcuni versi, nel computo di opere di questo genere capaci di offrire una conclusione imprevedibile anche se familiare. Delicato e ironico è in perfetto stile Allen: le considerazioni sul senso della vita, la visione disincantata e nichilistica dell’esistenza, le battute sull’analisi, l’esasperazione grottesca dei tratti dell’identità ebraica costituiscono i soliti ingredienti, echi di vecchie pellicole e di film memorabili che riaffiorano alla memoria di chi conosce la produzione del cineasta. E tuttavia, in Café society si percepisce un’atmosfera diversa, carica di nostalgia, affetta da un vago senso di rimpianto per ciò che forse poteva essere e non è stato. Café society si lascia difficilmente imprigionare in una spiegazione chiara e distinta, ma offre risvolti diversi, si apre a possibili interpretazioni e a una pluralità di significati. Ambientato in una società ricca e borghese, alla quale fa da contrasto un mondo costellato da un’umanità agli antipodi – come accade in buona parte dei film di Allen –, Café society ci pone di fronte per l’ennesima volta alla contesa tra il sogno bohémien dell’amore, puro e avventuroso, libero e autentico, quasi una vertigine adolescenziale, e l’amore, non necessariamente falso, ma senz’altro convenzionale, per molti aspetti frivolo, della classe alta della società, avvezza al piacere che deriva dal possesso e dal consumo del denaro, di molto denaro. Si è portati così verso il tema, caro a Woddy Allen, delle diverse facce dell’amore divise tra schiettezza e inconsistenza, spontaneità e affettazione. E le facce sono raccontate con l’ironia magistrale di chi sa descrivere il potere fascinatorio del lusso, ma anche la realtà dell’uomo comune senza che la distanza sociale segni una distanza morale, perché nel fondo dei desideri ricchi e poveri sono uguali. In Café society, però, la parola ultima non sembra affidata alla disillusione o alla disperazione come spesso traspare nelle storie di Allen. Café society sembra quasi aprire un barlume di speranza, pur se in forma romantica e illusoria, per conservare nel sogno la poeticità dell’amore: tutto è lontano, eppure tutto è così terribilmente vicino come nell’attimo in cui i confini del tangibile si sciolgono per far rivivere nel ricordo momenti di felicità passati.
Graziano Perillo

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3 pensieri riguardo “Café Society”

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