Il gabinetto del dottor Caligari

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Titolo originale: Das Cabinet des Dr. Caligari
Paese di produzione: GermaniaAnno: 1920
Regia: Robert Wiene
Soggetto: Hans Janowitz, Carl Mayer
Sceneggiatura:Hans Janowitz, Carl Mayer
Interpreti principali: Friedrich Fehér, Werner Krauss, Conrad Veidt, Lil Dagover, Hans Heinrich von Twardowski

Quando il cinema incontra l’arte

Agli inizi del Novecento l’Europa sembra essere attraversata da un’eccitazione senza precedenti: nuove filosofie si affacciavano sullo scenario culturale portando con sé concezioni fino ad allora inimmaginabili; il fascino per l’occulto e per i fenomeni paranormali dilatava gli orizzonti dell’umano e avviava quell’esplorazione dei lati oscuri della personalità da sempre percepiti ma da sempre misconosciuti; l’arte, in particolare quella pittorica, cercava strade espressive in grado di segnare la modernità che dilatava e stravolgeva la condizione umana. L’uomo si sentiva padrone del mondo, forte delle proprie possibilità e fiducioso delle conoscenze che aveva consolidato. La torre Eiffel svettava nel cielo di Parigi e a Londra la borghesia benestante progettava viaggi verso terre esotiche, mentre Guglielmo II in Germania dava vita ad una politica militaristica fondata sull’esaltazione della nazione. In generale, l’uomo europeo degli inizi del Novecento era scisso tra l’ottimismo ereditato dalla cultura del secolo concluso e la percezione che qualcosa stesse per cambiare. Schopenhauer, ma soprattutto Bergson e Nietzsche propongono visioni filosofiche nelle quali il senso del divenire e dell’innocenza commisto con la crisi dei valori metafisici scuote la coscienza dell’uomo borghese e apre possibilità che gli artisti sapranno recepire senza esitazione. Il diffondersi della tecnica, l’illuminazione delle città, gli alti palazzi e le autovetture creano un assordante mondo di velocità, di dinamismo che affascina ed estranea. L’interpretazione dei sogni di Freud porta sulla prima di copertina la data 1900, mentre quattro anni prima, precisamente il 1896 veniva proiettato dai fratelli Lumière il loro primo filmato: L’arrivèe d’un train en gare de La Ciotat. La leggenda vuole che alla proiezione di questo corto alcuni in sala siano saltati impauriti, mentre altri siano fuggiti per il terrore, tanto era scioccante la visione di un treno che si dirige verso lo spettatore. Nasceva il cinema e con esso una nuova forma di esperienza emozionale.

Il cinema, o almeno un certo tipo di cinema, non tardò a recepire le istanze culturali provenienti da alcuni filoni artistici. Un caso significativo è l’espressionismo tedesco, la cui origine si colloca prima della Grande guerra, anche se una fase molto intensa di produzione espressionistica, centrata fortemente sui temi del disagio sociale e umano, si avrà dopo la tragedia bellica. Con espressionismo normalmente si intende la tendenza – diffusa non soltanto nelle arti figurative, ma anche nel teatro, nella letteratura e nel cinema – a porre in risalto il lato fortemente emotivo che la realtà suscita sull’osservatore soprattutto per i lati più carichi di inquietudine. Espressionista sarebbe, dunque, un artista che esaspera la comunicazione con forti contrasti per “esprimere” il vissuto e le forti risonanze emozionali. Ciononostante, è molto difficile considerare l’espressionismo una tendenza unitaria a causa dei suoi aspetti eterogenei e non appare un caso che nel suo alveo si riconducono, a seconda degli studiosi, sia Franz Kafka che Georg Trakl, il poeta austriaco molto apprezzato da Martin Heidegger. In ambito pittorico l’origine dell’espressionismo può essere ricondotta alla formazione nel 1905 del gruppo Die Brücke con il chiaro scopo di creare una rivoluzione comunicativa che fosse in grado di esprimere la condizione spirituale dell’uomo moderno. La ripresa delle spigolosità del gotico trasformate nelle spigolosità delle città moderne significava la descrizione di una nuova mistica, non più caratterizzata dal sentimento religioso che si slancia verso la verticalità della trascendenza, ma dal senso della violenza di un paesaggio pronto a ferire o a uccidere.

Kirchner+Red+Elizabeth+Bank+in+BerlinErst Ludwig Kirchner, Elisabethufer in Berlin (München, Staatsgalerie Moderner Kunst)

 

Ernst_Ludwig_Kirchner_German_PotsdamerPlatzErst Ludwig Kirchner, Potsdamer Platz (Berlin, Neue Nationalgalerie)

Un film espressionista è Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene. Forse, molti ricorderanno la sequenza de Il secondo tragico Fantozzi quando Fantozzi è interrogato sul cinema espressionista tedesco dal potentissimo professor Guidobaldo Maria Riccardelli, cultore di cinema. Al di là della comicità e, in un certo senso, del valore termometrico del film di Luciano Salce sulla cultura dell’Italia di quel tempo, Il gabinetto del dottor Caligari segna la storia del cinema e della cultura europea. Il film è senz’altro il primo significativo rappresentante del genere thriller psicologico e racconta la storia di Cesare un sonnambulo che soggiogato con l’ipnosi dallo psichiatra Caligari compie una serie di omicidi. Il finale del film è straordinario e porta alla mente mutatis mutandis tanti film recenti, uno fra tutti Shutter island di Martin Scorsese. Il valore del film è, però, molto più ampio, perché è capace di esprimere un simbolismo profondo e incombente, reso con scenografie propriamente espressionistiche organizzate da Walter Roehrig, Walter Reimann e Hermann Warm. La piccola cittadina dalle case appuntite e il ponte allungato rappresentano simbolicamente il luogo di un medioevo immaginario, dove a sovrastare la ragione degli uomini non è più la forza del sacro, ma la manipolazione della mente. Per certi versi, Il gabinetto del dottor Caligari è il grido della follia dell’uomo moderno e delle sue spettrali immagini interiori: uno scenario popolato da ombre e paure per ricordare l’ipnotismo collettivo nel quale soltanto sei anni prima era caduta l’intera Europa. Forse, nelle intenzioni il film voleva mettere in guardia dall’avvenire di un più profondo sonno, nel quale disgraziatamente l’umanità intera si inabisserà soltanto vent’anni più tardi.

Graziano Perillo

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