Le soldatesse

Le Soldatesse

Titolo originale: Le soldatesse
Paese di produzione: Italia, Francia, Germania, Jugoslavia
Anno: 1965
Regia: Valerio Zurlini
Soggetto: dal romanzo di Ugo Pirro “Le soldatesse”
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi con la collaborazione di Valerio Zurlini
Interpreti principali: Tomas Milian, Mario Adorf, Anna Karina, Marie Laforêt, Lea Massari

Presentazione a cura di Virgilio Ilari

1965 ZURLINI Le soldatesse

 

Quando il piacere diviene dolore

di Francesca Giannini

‘Se qualche volta dimentico e sorrido è perché ho 20 anni’ (Eftikia al tenente)

La Trama:
Nella Grecia del 1941, invasa e occupata dai fascisti, il veterano colonnello Gambardella (Guido Alberti) incarica il tenente di fanteria Gaetano Martino (un giovane Tomas Milian doppiato da Giuseppe Rinaldi), di stanza ad Ocrida, di trasportare un gruppo di prostitute in alcuni campi militari italiani. Contrariato dalla – secondo lui avvilente – missione, lo schivo Gaetano comincerà invece a conoscere le ragazze, ad apprezzarle e a instaurare con loro un rapporto umano e comprensivo. Soprattutto con la bella ribelle e partigiana Eftikia (Marie Laforêt), della quale segretamente si innamora, pur andando a letto con la più mansueta e rassegnata Elenitza (Anna Karina). A guidare la camionetta è però il sanguigno sergente Castagnoli (Mario Adorf, doppiato in toscano da Pino Locchi) che flirta con l’esuberante Ebe (Valeria Moriconi). Il viaggio non sarà per niente facile e il gruppo dovrà vedersela con continui imprevisti, con gli agguati dei partigiani e, più in generale, con tutte le bassezze e le meschinità delle guerre. Ci si mette anche l’inaspettato ufficiale Alessi – interpretato dallo sfortunato attore serbo Aleksandar Gavric, morto appena quarantenne in un incidente stradale – in licenza premio, a complicare la situazione e ad aumentare i molteplici colpi di scena, fino all’epilogo, molto drammatico e imprevedibile, che vedrà coinvolta Eftikia.

UN (QUASI) RIUSCITO FILM ON THE ROAD ANTI FASCISTA

Curiosità e Critica:

Per il Dizionario Mereghetti il film riesce a tenersi lontano dalla retorica e «sa evitare le tentazioni voyeuristiche, ma non certe cadute di tono […] e qualche scivolata sentimentalistica».Secondo il Dizionario Morandini è «un film diseguale e parzialmente riuscito» che ha il merito di essere «autenticamente antifascista perché denuncia senza mezzi termini le responsabilità e le repressioni italiane in quella guerra d’occupazione».

“Zurlini, regista e raffinato e letterario (…) visibilmente condizionato da pesanti ipoteche commerciali (…) ha indebolito la forza e la lucidità del discorso civile e del documento storico. (…) Si dovrà alla fine parlare con rammarico di una buona occasione perduta.” (Giulio Cattivelli, “Cinema nuovo”, 180, aprile 1966)

Perché vederlo:

Per non dimenticare mai,in un clima di pseudo terza guerra mondiale ,cosa sia davvero l’orrore.E perché il sacrificio non resti mai vano.Il ricordo resta sempre il grido più grande.

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