Ecce bombo

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Titolo: Ecce Bombo
Anno: 1978
Paese: Italia
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura : Nanni Moretti
Musiche:  Franco Piersanti
Audio:  Sonoro monofonico in presa diretta
Interpreti e personaggi principali:
Nanni Moretti: Michele Apicella
Luisa Rossi: Madre di Michele
Glauco Mauri: Padre di Michele
Lorenza Ralli: Valentina (sorella di Michele)
Fabio Traversa: Mirko (amico di MIchele)
Paolo Zaccagnini: Vito (amico di Michele)
Piero Galletti: Goffredo (amico di Michele)
Lina Sastri: Olga (ragazza con problemi…)
Susanna Iavicoli: Silvia (fidanzata di Michele)
Carola Stagnaro: Flaminia (moglie di Cesare)
Cristina Manni: Cristina
Luigi Moretti: attore poeta disoccupato
Augusto Minzolini: amico di Valentina
Giampiero Mughini: intellettuale

Un suono diventato film!

IL TITOLO
Secondo Moretti il successo del film sarebbe derivato anche dall’accettazione del titolo da parte del pubblico. Dice il regista:“… mi avevano raccontato di uno straccivendolo che andava in giro urlando così sul lungomare di Ostia. Avevo altri orribili titoli alternativi: “Sono stanco delle uova al tegamino”, “Piccolo gruppo”, “Delirio d’agosto”, “Senza caviglie”. Ecco perché ho scelto ECCE BOMBO, era solamente un suono”.

MICHELE APICELLA
Nel film Moretti ripropone il personaggio di Michele Apicella, cognome ripreso da quello vero della madre. Michele era già stato il protagonista di “Io sono un autarchico” dove è un disoccupato che recita in un teatrino sperimentale, di “Ecce bombo” nella parte di uno studente fuoricorso ex sessantottino, di “Sogni d’oro” dove è un regista nevrotico e incompreso, dell’ossessivo prof. di matematica in “ Bianca” e dell’ex dirigente PCI affetto da tremende crisi di identità politica in “Palombella rossa”. Apicella, quindi, non è mai la stessa persona perché interpreta in ogni film professioni diverse con un’età progressivamente aumentata. I diversi ruoli, attribuiti nel tempo al personaggio, hanno però un comune denominatore: una assoluta autonomia narrativa all’interno della trama dei singoli film. Michele è allora l’alter ego di Moretti, ex militante deluso della sinistra extraparlamentare? Forse si, ma rimane pur sempre un personaggio di finzione interpretato dallo stesso regista al quale Moretti non perde occasione di far dire con sarcasmo ed ironia le sue “verità” che con il personaggio stesso condivide nella finzione scenica. Gli atteggiamenti nevrotici e imprevedibili di Michele, portati all’eccesso, contribuiscono però a sottolineare la linea di demarcazione, sempre avvertibili nel film, tra il Moretti reale e il Moretti attore, tra realtà vissuta e finzione cinematografica, sconfinando spesso in una grottesca ed esagerata verve comica che decretò il successo della pellicola. Spesso si avverte in Michele l’anima del moralista che deride e ridicolizza i comportamenti delle masse giovanili dell’epoca, che osserva, giudica e condanna con spregio qualunque sfumatura di un’esistenza diversa dalla sua. Nasce e muore con il personaggio di Apicella, in barba della “commedia all’italiana” che imperterrita aveva fino ad allora invaso i circuiti cinematografici blasonati di ufficialità, il nuovo “mostro” degli anni ’80, complessato, terribile, irriverente e poi irrimediabilmente sconfitto dallo stesso regista che decretando la “ morte” del personaggio esplorerà i nuovi sentieri della cinematografia d’autore italiana.

LA TRAMA
La trama del film, come sempre nelle opere del primo Moretti, non è importante. La narrazione prende il via da un “canovaccio” iniziale punteggiato da brevi capitoli che affrontano le situazioni più disparate. Michele, Mirko, Vito e Goffredo sono quattro amici annoiati dalla vita, dal solito tran-tran quotidiano, persino dalla politica militante e dalle donne. Decidono di istituire un gruppo solo maschile di “autocoscienza”dove ognuno espone la propria concezione della vita ma, anche questa occupazione non porta a niente di positivo. I quattro finiscono infatti per esporre problemi di poco conto, logorroiche considerazioni sulle donne, valutazioni poco approfondite sul vissuto. Nel gruppo entrano in un secondo momento Cesare e sua moglie Flaminia della quale si invaghisce senza successo Michele. Nel frattempo Michele aiuta ragazzi liceali a prepararsi all’esame di maturità, ha difficili rapporti con la famiglia, una complicata relazione con la fidanzata Silvia (che fa l’aiuto regista) e con le donne in generale. Mirko è assillato da problemi esistenziali di vario genere e un giorno ospita in casa Olga una ragazza di Napoli che cerca lavoro, molto lucida ma estremamente depressa. Vito è un pigro impiegato insoddisfatto del proprio lavoro, Goffredo è uno studente universitario svogliato e indietro con gli esami. All’arrivo dell’estate i quattro manifestano la volontà di abbandonare le inconcludenti sedute di “autocoscienza”. Mirko va a vivere in una comune lasciando sola Olga che, continuando a stare male, delusa dall’esperienza romana, fa ritorno nella propria città d’origine. Trascorso del tempo tutti progettano di andare a trovare Olga intuendo che la visita dei vecchi amici possa farle solo del bene; tutti tranne Michele che manifestando il proprio disagio si rifiuta di partire. Il finale, del tutto inaspettato e per certi aspetti paradossale, mette in luce ancora una volta come il tema dell’incomunicabilità e dell’accettazione dell’altro fosse e ancora oggi è dominante fra le giovani generazioni.

IL FILM DOVEVA FAR RIDERE SUL SERIO?
Il regista aveva scritto la sua prima sceneggiatura “Militanza, militanza”, la storia di un gruppo della sinistra extraparlamentare che cercava invano di farsi produrre. Il soggetto era di scarso interesse e persino inattuale perché nel frattempo era nato in febbraio il “movimento del ‘77” che proponeva tematiche politiche e comportamentali assai diverse da quelle delle vecchie organizzazioni di estrema sinistra. L’attenzione del regista si focalizzò allora su altri soggetti: uno su un gruppo di autocoscienza maschile e l’altro sul personaggio di Michele e sui suoi rapporti con la famiglia e le ragazze. Dalla fusione di questi due soggetti nacque “Ecce bombo” che fu girato nell’ottobre del 77 quando ormai il “movimento” si era affermato fra le giovani generazioni. Moretti era convinto di avere fatto un film doloroso, che raccontava una realtà abbastanza circoscritta e poco rappresentativa della condizione giovanile italiana. Il regista pensava, infatti, di aver concepito un film drammatico e per pochi ma, una volta uscito nelle sale, il pubblico sovvertì le aspettative dell’autore, percependo l’opera come comica e specchio di una intera generazione. La sorpresa fu grande ed inaspettata ed il successo della pellicola fu dovuto, in gran parte, all’identificazione, che riguardò una grossa fetta di giovani non necessariamente appartenenti all’area della sinistra.

L’IDENTIFICAZIONE E’ IL MOTIVO DELLA SCELTA
Ecce Bombo è un’esclamazione tanto incomprensibile almeno quanto lo è la generazione del regista (che è anche la mia) autobiograficamente avvolta da una nube di sofferenza ed isolamento, condannata ad un ripiegamento irrisolto e inconcludente, ma pur sempre vitale nella esigenza del cambiamento e nell’opposizione alle regole dei padri… Non è importante oggi stabilire se noi giovani del ‘77 eravamo davvero così. Faccio parte di quella generazione e ho scelto il film proprio per essermene riconosciuto anche se il film stesso non parla a tutti i giovani di allora ma in particolare a quelli come me che hanno avuto un’illusione politica e vissuto gli avvenimenti del movimento del ‘77 nella loro interezza. Anche se in una visione iperrealistica le situazioni, le gag, le battute ecc. fanno parte del mio vissuto e delle trascorse esperienze. Nanni coglie in pieno i drammi della nostra realtà giovanile che ignorava i futuri percorsi di un terrorismo strisciante preferendo la gradualità dell’autocoscienza dei primi anni settanta. Una generazione che anelava al libero amore ma è finita vittima di ruoli borghesi e di una concezione tradizionale della sessualità. Ricordo le prime Tv private che criticavamo aspramente perché zeppe di luoghi comuni, di retorica comunicativa, i dibattiti notturni alle radio libere inerenti tematiche personali e politiche ( il privato è politico, dicevamo, riprendiamoci la vita!), le riunioni nei collettivi universitari o le autogestioni dei più piccoli studenti medi, le discussioni programmatiche sul modo di innamorarsi e i racconti allucinanti tra amici in attesa dell’alba che sembrava non arrivasse mai, l’ansia dei rientri mattutini a casa. Una realtà generazionale, la mia, che non ha avuto neanche la possibilità di illudersi del proprio destino impegnata com’era nell’analisi delle proprie debolezze e incertezze. Difficile comprendere, se non si è vissuto in prima persona, quello che il film trasmette circa il nostro modo di essere, di atteggiarsi alle feste, di comunicare, di gesticolare, di parlare. Quante mie amiche parlavano come la Cristina del film che non fa niente di concreto e dice “ Giro, vedo gente, faccio cose …”per poi ritrovarsi a distanza di anni impiegate in posti fissi. Gli anni di piombo sono arrivati dopo e hanno seppellito tutto. Traspare nostalgia, certo, ma anche la voglia di chiedersi: quanti eravamo allora, cosa ci muoveva, dove ci troviamo oggi? Eravamo giovani, pieni di immaginazione, di voglia di fare. La rivoluzione ci sembrava dietro l’angolo, anzi dietro qualsiasi ostacolo che incontravamo. Siamo stati e adesso siamo il risultato di quello che eravamo, la somma delle nostre emozioni, dei nostri sogni e delle nostre certezze. Progetti di un passato cancellato troppo in fretta dalla storia, dalle rughe sul viso, dalle delusioni del cuore.

DISOCCUPATE LE STRADE DAI SOGNI !

Lino Di Cicco

Il film è stato presentato da Lino Di Cicco il 19 dicembre 2015.

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